Oddio, che il Brasile ci possa insegnare la democrazia e la tolleranza è un fatto assurdamente nuovo, come è nuovo che ci possa insegnare il diritto, visto che la cultura e la civiltà giuridica di mezzo mondo è nata proprio qui in Italia. Certo, la storia italiana è macchiata dal fascismo, ma accanto a un così grosso neo, c’è un bagaglio culturale stratificato nei secoli di arte, costume, civiltà, progresso e letteratura che il Brasile non potrà produrre neanche dopo fra mille anni, e quel poco che ha, o è ereditato dal Portogallo, oppure sono il calcio e il carnevale brasiliano, che folkloristici e affascinanti quanto volete, sono pur sempre una mascherata e una partita di pallone.
Eppure, nonostante questo, nonostante l’Italia appartenga al G8, sia parte attiva del Mondo Occidentale, nonostante possa vantare nobili tradizioni garantiste in tema di giustizia (al di là dei mali della nostra giustizia, che per vero, vanno in direzione diametralmente opposta alle “paure” brasiliane, visto che da noi gli assassini escono ed entrano dal carcere come fossero dei pendolari della pena) e una ricca cultura giuridica, fra le più progredite in Europa e nel mondo, ecco che l’ultimo arrivato – il Brasile appunto – si permette di alzare la voce e dirci che siamo incivili, persecutori, torturatori, peggio della peggiore repubblica delle banane; loro che spesso e volentieri hanno non solo hanno vestito i panni della repubblica delle banane, e che continunano a vestirli, visto il proposito di liberare un sanguinoso assassino qual è Battisti, ma che spesso si sono persino adoperati per confezionarseli con cura.
E dunque? E dunque fa bene il governo italiano a richiamare l’ambasciatore. E farebbe altrettanto bene, se per un po’ chiudesse le relazioni diplomatiche e interrompesse i trattati commerciali. E farebbe ancora meglio, se rifiutasse l’invito al G8, perché l’Italia non può subire un simile smacco sul piano internazionale. Soprattutto però, questo smacco – che ha l’amaro sapore della beffa dopo il danno – non lo possono subire i parenti delle vittime, all’idea che mentre il loro caro giace in una bara perché trovatosi nel posto sbagliato al momento sbagliato, o perché adempiva a un dovere, Battisti, il loro trucidatore, si gode il sole delle spiagge di Rio De Janeiro, libero, servito e riverito come un eroe.
Di questo – e non è mai inutile parlarne – dobbiamo ringraziare soprattutto la Francia…
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