Non è uno scherzo, un pesce d’aprile di fine giugno, ma la pura e sacrosanta verità. Lo zio Bill, uno degli uomini più ricchi del pianeta, nonché padre, padrino e padrone dei nostri bacati sistemi operativi windows, dopo trentatre anni di onorato e remunerato (e direi anche abbastanza bene) servizio, lascia la società che fondò con Paul Allen nel 1975 per dedicarsi alla fondazione filantropica istituita nel 2000.
Un annuncio atteso da qualche tempo e che arriva contestualmente alla dichiarazione secondo la quale non ci sarà accordo tra Microsoft e Yahoo! Lo storico concorrente di Google non intende assolutamente fare affari con la società che (direi) a ragione è considerata (da tutti o quasi) un gigante con forti tendenze monopolistiche nel mercato informatico. E del resto, che ciò sia un pensiero non campato in aria viene confermato dalle salatissime multe che un giorno sì e uno no, Microsoft (notoriamente nota fra gli appassionati con il nomignolo Microzoz) si becca per violazione delle norme sulla concorrenza (famosa è la questione su Internet Explorer integrato nel sistema operativo).
Certamente l’addio di Bill Gates non muterà gran che la scena nel mercato dei sistemi operativi. Windows continuerà probabilmente a essere il s.o. più utilizzato nel mondo per molti altri anni, un po’ per l’estrema versatilità che presenta la sua interfaccia e un po’ per la già citata tendenza monopolistica della Casa di Richmond, la cui politica – come ho già sottolineato – tende a escludere possibilità di avanzata di prodotti alternativi. E questo sebbene ognuno di noi sogni costantemente di buttare Vista o XP nel cestino, frenandosi all’ultimo momento dopo aver valutato le alternative che certo non sono poi così valide. Almeno dal punto di vista dell’utente medio (poco disposto a smanettare con le bash dei sistemi Linux).
Probabilmente, se anche la scena non cambierà, la speranza è che sia la politica adottata da Microsoft a cambiare… almeno quella odiosa che l’ha resa invisa a gran parte dei suoi clienti: quella cioè del massimo profitto con il minimo sforzo, della speculazione determinata da posizione dominante (andate a confrontare il prezzo di MS Office con una delle sue valide alternative a pagamento: Star Office). Ma davvero ne dubito…
Bill Gates se ne va dunque, e ora gli utenti non potranno più focalizzare il loro “odio” per una società che comunque non condivide i sorgenti dei suoi prodotti e utilizza il copyright non tanto per difendere i suoi prodotti, quanto piuttosto per rafforzare la propria posizione monopolistica con prodotti che purtroppo non sempre sono all’altezza della situazione e che tanti guai alla sicurezza e alla privacy provocano a chi per amore o per forza (direi più per forza) deve usarli.
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