Che questa gente viva fuori dal mondo e dalle basilari regole della democrazia, secondo la quale chi governa è colui che vince le elezioni, è un dato di fatto ormai incontrovertibile. Perciò non meravigliano più di tanto le parole del leader del PD che desidera sapere qual è il sesso degli angeli e cerca l’erba voglio nel giardino del Re, senza trovarla, perché è stranoto che quest’erba non esiste nemmeno nei giardini reali, e lui – come il PD – deve rassegnarsi, evitando peraltro di filosofeggiarci troppo.
Piuttosto, benché non meraviglino questi pensieri, hanno comunque un non so che di surreale. Sembra quasi che il segretario del PD dorma per il 90% del tempo, e poi udendo i brandelli di una conversazione, si svegli all’improvviso e spara la sua. Tra cui appunto l’ultima che è questa: “Vorrei un’Italia che riprendesse la spinta e la fiducia di poter crescere con spirito civico; per arrivare a quello, temo che il passaggio inevitabile sia lasciarsi alle spalle Berlusconi. Quando dico temo, lo dico ovviamente per lui…”
Non riesco a capire come faccia a non rendersi conto della gravità politica di queste affermazioni. Io posso comprendere che stare lontano dalle leve del potere non sia una bella situazione per chi è abituato ad averlo, ma fino al punto da fare l’equazione paese libero e civile uguale paese senza Berlusconi, mi sembra davvero eccessivo, quasi da persona in crisi di astinenza che non bada ad altro che a ottenere quello che lo fa stare meglio e che per ottenerlo è disposto a tutto, anche a resuscitare l’esercito delle mummie dell’Ulivo: la famosa ammucchiata dove c’è tutto e il contrario di tutto.
Mi domando se gli elettori di sinistra non siano stanchi di questi “fronti di liberazione” antiberlusconiani. Di queste ammucchiate che non hanno un’identità politica reale, ma servono solo a battere un avversario che per vincere non ha bisogno che della sua faccia, delle sue parole e dei fatti che può mettere sul tavolo. Mi chiedo come facciano davvero a sopportare i loro politici di riferimento, talmente insipidi e privi di scorza che per arrivare all’altezza del Cavaliere devono mettersi l’uno sull’altro e far finta di essere un unico uomo. Me lo domando sul serio, perché al di là di tutto, anche la sinistra sinceramente democratica (e non il relitto del vecchio PCI che costituisce oggi l’ossatura del PD) avrebbe bisogno di un leader capace di dialogare e come tale consapevole della semplice regola che chi vince governa e deve essere non solo legittimato ma anche rispettato, e chi perde invece sta all’opposizione a fare l’oppositore.
Poi davvero non si possono lamentare se il Cavaliere la spunta sempre. In verità non c’è storia in questo duello che dura da sedici anni. E non c’è storia perché da una parte – a sinistra – abbiamo le armate brancaleone, i rottami della vecchia politica che ogni tanto s’infiammano e tentano di ritornare, e dall’altra abbiamo una destra davvero capace di innovarsi e rinnovarsi anche con il medesimo leader, benché qualcuno oggi si sia montato la testa, tanto da tentare di mettersi in proprio. Non c’è storia nonostante gli attacchi costanti dell’informazione e della magistratura politicizzata, perché per quanto si tenti di negarlo, alla fine la parola è sempre nostra: dei cittadini che, fuori da ogni logica di palazzo, scelgono colui e coloro che meglio rappresentano i loro interessi e non già gli interessi dei vari potentati economico-sociali che ci hanno tiranneggiato nella prima Repubblica, dietro il paravento del sindacalismo, del socialismo, del cattocomunismo e della pseudocultura di sinistra che ha pervaso e invaso la nostra istruzione come la gramigna che soffoca il grano.
Bersani pertanto deve rassegnarsi. Sogni pure le sue armate brancaleone di liberazione nazionale, ma quando arriverà il momento non potrà far altro che sbattere per l’ennesima volta il muso davanti all’esito elettorale. E sul punto non possono certo confortarlo le precedenti vittorie prodiane, le quali si sono rivelate per quello che sono: vittorie di Pirro. Del resto, anche in quei frangenti, guarda caso, la prevalenza fu dovuta al “brancaleonismo”, il quale apparentemente costituiva il punto di forza della sinistra, ma che in verità si rivelò il tallone d’Achille che fece naufragare miseramente i governi di centrosinistra e le ridicole alleanze che lo sostenevano.
Altra domanda fondamentale: ma è possibile che a sinistra non imparino mai dai propri errori? In verità credo proprio di no, perché per i sinistri l’errore non è concepito. Loro non sbagliano mai… Loro hanno sempre ragione, anche quando hanno palesemente torto (e cioè quasi sempre), e l’ultima sparata del segretario PD lo dimostra appieno.
Home


Pingback: Bersani vorrebbe un'Italia senza Berlusconi | Il Jester