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Berlusconi e Tremonti presentano una manovra economica di rigore, ma decisamente poco coraggiosa

4 01 luglio 2011 | Economia, Politica | Permalink
Il Governo alle prese con la manovra economica 2011-2014. Mira al pareggio di bilancio ma rivela scarso coraggio sulle iniziative per far ripartire la crescita, anche attraverso una riduzione della pressione fiscale.

Berlusconi ha sempre parlato di «rivoluzione liberale», ha sempre parlato di un fisco non oppressivo. Ha sempre parlato di una burocrazia leggera ed equa. Ha sempre parlato e basta. È chiaro infatti che tra il dire e il fare berlusconiano c’è di mezzo il mare, o meglio la politica italiana, fatta di interessi, contro interessi, affari, privilegi di casta, poteri occulti e meno occulti… Insomma, un’incrostazione calcarea che disperde l’acqua (il denaro pubblico) in mille rivoletti che vanno ad alimentare un sistema vecchio, inefficiente e parassitario all’ennesima potenza. Si potrebbe persino sostenere che tra la riforma liberale e la sua attuazione c’è ancor oggi un muro di gomma che affonda le proprie radici culturali e politiche nella logica comunista dello Stato che deve mantenere i cittadini, i quali per questo non godono della piena libertà delle proprie azioni e del proprio lavoro. L’utilità sociale dell’iniziativa economica privata – principio costituzionale voluto soprattutto dalla sinistra – è proprio il riflesso speculare di una concezione beceramente socialista dell’economia, che ha da sempre reso la nostra capacità produttiva avvizzita, mezza sterile, e fortemente dipendente dal denaro pubblico.
Oggi – nel 2011 – non è più possibile perseguire politiche assistenzialistiche o di finanziamento a pioggia delle iniziative economiche, come la sinistra vorrebbe, nascondendosi dietro il mantra del lavoro o dell’assistenza ai meno abbienti. Non lo è, perché operiamo all’interno di un meccanismo che costringe il nostro paese al rispetto di alcuni parametri contabili, economici e politici che non dipendono dal Governo, ma dall’Europa. La quale più non tollera – a ragione o torto – le lievitazioni incontrollate del debito pubblico e i conseguenti disavanzi di bilancio, che espongono gli Stati membri alle aggressioni finanziarie internazionali e alla conquista dei debiti sovrani da parte di nazioni spregiudicate e poco rispettose dei diritti umani come la Cina. Della quale, peraltro, l’Europa è già in parte ostaggio.
Ecco perché è opportuno che le manovre economiche abbiano la capacità di risistemare i conti pubblici, anche imponendo sacrifici ai cittadini. La crescita economica è fondamentale, ma un eventuale trend positivo diventa la classica «vittoria di Pirro», nel momento in cui lo Stato è fortemente indebitato, perché la crescita serve per pagare i debiti (tramite le tasse), i quali a loro volta deprimono i consumi e determinano nel lungo periodo l’inversione della crescita medesima. Insomma, un meccanismo perverso, che può essere interrotto solo se si risanano con una certa determinazione i conti pubblici. E Tremonti sta seguendo proprio questa strada, seppure alimentando diverse perplessità.
Le quali sono chiare. Mi pare infatti che, nonostante il nobile tentativo, ci sia scarso coraggio in questa manovra. Il mero perseguimento del pareggio contabile è sicuramente fondamentale, ma non è sufficiente per dare un input positivo alla nostra economia. Io credo che sarebbe stato opportuno dare un segnale forte, operando qualche limatura capace di imprimere ottimismo: magari tramite un’anticipazione sulla riforma fiscale; magari attraverso l’attenuamento della pressione fiscale per i redditi meno bassi. Magari, incentivando ancor più l’iniziativa economica privata, di cui l’Italia ha un disperato bisogno se non vuole ridursi a un popolo di dipendenti, o peggio di dipendenti pubblici (quando il turn over lo permette) che non consumano o consumano poco, e risparmiano ancor meno.
Tornando perciò all’incipit di questo post, Berlusconi aveva promesso la «rivoluzione liberale», ma ancora una volta decide di rinviarla a data futura: certus an incertus quando. Il che può anche essere politicamente opportuno: è evidente che l’attuale congiuntura internazionale non permette azzardi, né una diminuzione sostanziale della pressione fiscale, o incentivi ai settori economici in difficoltà, però è chiaro che tra il non fare e il fare poco, c’è una differenza non solo contabile ma anche di sostanza. Forse Berlusconi, e con lui Tremonti, avrebbe dovuto fare poco, piuttosto che non fare, nascondendosi dietro la logora giustificazione che, ancora una volta, «non si è messe le mani nelle tasche degli italiani». Vero. Ma anche questa verità, alla fine, è solo un’illusione.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • germano

    Quando Berlusconi entrò in poltica promise di rinnovare il Paese, il modo di gestirlo. E chi finora lo ha votato non può essere che deluso.La classe politica è peggiorata (centro destra e centro sinistra pari sono) per incompetenza e ipocrisia (non mi sono mai trovato d’accordo con le valutazaioni politiche di Famiglia Cristiana, questa volta sì) Berlusconi è riuscito anche in questo. Chi ha votato per Berlusconi piano piano si è dovuto rendere conto d’aver votato sperando in un cambiamento radicale della politica, e invece s’è ritrovato non solo a trovarsi con un pugno di mosche in mano, ma ha dovuto subire, da ministri incopetenti, ipocriti e arroganti solo insulti. Criticai parecchio Padoa Schioppa per quel “bamboccioni”, ma ancora non avevo scoperto il mediocre Brunetta. La manovra (Berlusconi promise e ha sempre promesso rinnovamento anche in questo) e invece ci ritroviamo con la peggiore fptocopia di quelle fatte dai governi Prodi, D’Alema e addirittura da quelli del rimoianto Andreotti. Un altro succeso di Berlusconi: far rimpiangere al popolo il buon Andreotti. Tu dici che è una manovra poco coraggiosa. Sì, pocp coraggiosa perché degne di quella della prima repubblica, a pagre sono sempre i più deboli, l’età dei disoccuppati è arrivato ai 35 anni anni e oltre, e infine il capolavoro dell’incopetenza e dell’ipocrisia: toh! dalla manovra è sparito il costo della politica e tutti i privilegi, economici e sociali di cui i parlamentari godono. Tanto, paghiamo noi, i più deboli. Noi siamo i meno coraggiosi, perché abbbiamo paura di non riuscire più a sopravvivere. Questo è stato il promesso cambiamento, il “sogno” promesso da Berlusconi, adesso bisogna cominciare ad aver paura dell’avvento di Bersani e compagni, ma tanti ormai non cìè alcuna differenza in quanto a mediocrità e ipocrisia politica. Avrebbero fatto la stessa manovra contro gli italiani e a favoro di loro stessi. Come ha fatto il centro destra.

    • Il Jester

      A volte siamo molto duri nei giudizi, e spesso non ci rendiamo conto che scrivere una manovra economica in un paese come l’Italia dove le lobbies politico-economiche non sono riconosciute ma solo forti quanto quelle americane, è un’impresa titanica. Troppi interessi, troppi privilegi stratificati. Troppe incrostazioni nel tubo che permette l’afflusso del denaro pubblico nei servizi al cittadino. Troppa dispersione a favore dei soliti noti che non vogliono rinunciare a nulla. Criticare è facile – e persino a me viene semplice farlo – ma alcune volte mi soffermo e penso: e se ci fossi stato io al posto di Berlusconi e Tremonti. Siamo sicuri che avrei fatto quanto promesso per il sol fatto che ci credo? Credo che tra l’idea e l’azione c’è sempre un oceano. In politica poi credo che si parli di “spazi siderali”.

  • gian_paolo

    Obama, Bersani, la Camusso e… a favore dei poveri. I repubblicani USA, Berlusconi, Tremonti e… a favore dei ricchi; tesi propagandata dal gruppo Repubblica, da RAI 3, RAI news (che sta conquistando la palma per la faziosità) e talvolta da RAI 2, e TG5. Non vi sembra una banalizzazione dei concetti d’economia? Detto un po’ duramente, ma i soldi dirottati sul sociale creano limitati vantaggi all’evoluzione dell’economia nazionale, mentre quelli investiti sul capitale dovrebbero incidere decisamente di più sullo sviluppo, purché ovviamente non vengano dirottati per produrre pannelli solari in Cina (o usi analoghi).

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