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Berlusconi e l’informazione che lo ha già condannato senza appello

25 gennaio 2011 | Cultura, Giustizia, Politica | Permalink

Guardando la vicenda sulla casa monegasca che ha coinvolto Fini e i suoi familiari, e che pare stia arrivando a un significativo epilogo, è singolare osservare come nessuno – che bazzichi o conduca come apparenti think tank i «raffinati» talk show televisivi – sollevi più (ammesso l’abbia mai sollevato) il fattaccio che ha coinvolto il Presidente della Camera. E questo perché i maître à penser che sputano faziosità intellettuali da ogni pulpito pubblico o privato, hanno solo un’unica passione: tuffarsi a pesce nelle torbide vicende che coinvolgerebbero solo lui, l’unico e odiato Silvio Berlusconi, nel «gioioso» groviglio porno-mediatico-giudiziario che porrà fine alla sua esperienza politica, dèi permettendo. Anzi, lor signori, i Torquemada nostrani, fanno oggi di più: senza attendere il responso del legittimo giudice, sul Cavaliere nero hanno già emesso, da provetti Savonarola, la sentenza di condanna morale ed etica; una sentenza ovviamente senza appello.
Ma per Fini le cose sono state (e sono) diverse. Contro il Presidente della Camera – sappiamo – non vi è stato neanche un rinvio a giudizio (mediatico) con il beneficio del dubbio, ma una benevola archiviazione (sempre mediatica of course). E non importa che poi ci siano o non ci siano riscontri positivi alla vicenda o che il Presidente abbia fatto alcune promesse in ordine a certi riscontri. Importa che solo uno alla fine deve finire nel tritacarne delle insinuazioni e dei dubbi che condannano: e quello non è certo Fini Gianfranco, allo stato se non proprio amico della sinistra, quantomeno simpatizzante.
Buon per lui, ma male per noi. Perché è interessante notare come alla fine gran parte dell’informazione italiana non abbia grande interesse alla verità delle vicende, ma venga semplicemente guidata dalle pulsioni politiche di parte, e la parte che domina è sempre la stessa: la parte sinistra.
Ma guardiamo ai fatti. Il Premier è stato sottoposto a un procedimento penale che sa dell’incredibile anche per lui. Persino la teste chiave è stata di fatto sconfessata dalle celle telefoniche che dicono che lei non si trovava ad Arcore durante i giorni in cui era presente la diciassettenne Ruby. Eppure in TV si perpetra ancora il tiro al bersaglio. Si preparano i piazzali Loreto del sesso immorale, si suggeriscono ricostruzioni più o meno improbabili di orge e gang bang. Si propongono fotografie tarocche o comunque che rispecchiano una realtà diversa da quella riprodotta. Si insiste e si martella l’opinione pubblica, nonostante le indagini prendano una direzione sempre più chiara verso l’inconsistenza delle accuse. Addirittura si arriva a stravolgere gli interventi autorevoli della Chiesa, la quale – per mezzo della CEI – ha dato una certa opinione in merito alla vicenda di Ruby, e questa opinione non è certamente contro il Cavaliere. Anzi, è significativa la critica di Bagnasco sull’uso abnorme delle intercettazioni per un reato – quello di prostituzione quasi minorile – che non è usato neanche per individuare e incastrare i grossi latitanti di mafia e i terroristi internazionali.
Se è vero che esiste un cortocircuito giudiziario-politico, è anche vero che esiste in Italia un cortocircuito mediatico-politico. Nonostante ci si ostini ad affermare che l’informazione nostrana è controllata dal Presidente del Consiglio, i fatti mediatici dimostrano tutto il contrario. Da Annozero, passando per Ballarò e finendo nel salotto de L’Infedele, le tesi e le opinioni proposte sono sempre le stesse, e sono sempre contro Berlusconi e il centrodestra. E nella carta stampata il concerto non cambia. A discarico, non si può certo dire che esistono le reti Mediaset. A parte che io non scommetterei un soldo sulle simpatie destriste di molti giornalisti che lavorano in Mediaset. A parte questo, sarebbe anche piuttosto normale che nel concerto mediatico che viene suonato nel nostro paese ogni giorno, ci siano anche i debiti controcanti.
Il problema che però voglio portare alla vostra attenzione è un altro. La questione non è infatti la preponderanza di programmi di approfondimento e di informazione di sinistra, rispetto alla presenza di programmi di approfondimento e di informazione di destra (che comunque sono e restano minoritari e di nicchia: L’Ultima Parola di Paragone non fa neanche un decimo degli spettatori di Annozero). Il problema è l’esistenza di un’informazione politicizzata. Se è infatti accettabile l’opinione politica di parte (e questo blog la fa), è inaccettabile che vi sia invece un’informazione politica di parte e che vi siano soggetti che la offrano sotto questo profilo da pulpiti importanti e seguiti. Prendiamo per esempio Annozero. Potrebbe persino essere un programma di approfondimento interessante e forse pure istruttivo, se il suo unico obiettivo non fosse la demolizione del Presidente del Consiglio, e se Santoro mantenesse un certo equilibrio, il quale non significa affatto neutralità, ma semplice rispetto per il politico nel quale non ci si riconosce. Lo stesso dicasi per Floris e il suo Ballarò, o per l’Infedele di Gad Lerner, che proprio ieri ha dato un pessimo spettacolo di informazione politicizzata faziosa e giustizialista.
Se nel nostro paese, si arrivasse a dare ai cittadini un’informazione per quanto di parte, comunque corretta e pulita, forse il cortocircuito mediatico-politico-giudiziario non esisterebbe, e gli italiani avrebbero la possibilità reale e concreta di scegliersi al meglio i loro governanti. Ma fintanto che esistono gli pseudo-intellettuali, i giornalisti d’assalto e i tesserati nelle redazioni, che tirano l’opinione pubblica per la giacchetta e per la braghetta, è normale che la gente resti confusa e si stanchi di un gioco che fondamentalmente non le interessa, perché non coinvolge direttamente i suoi problemi quotidiani, che non riguardano certamente quello che fa la notte Silvio Berlusconi ad Arcore, ma quello che fa durante il giorno a palazzo Chigi.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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