Io non riesco proprio più a seguire la politica italiana che oggi, come non mai, è intrecciata fittamente con la giustizia. Però, non con i problemi (veri) della giustizia, che sarebbe pure normale, ma con i problemi giudiziari di Silvio Berlusconi. Perché nel mondo e nella storia non c’è mai stato un premier, un capo di Stato o un Re che abbia subìto centomila indagini e centinaia di processi per i più disparati reati, per poi venirne fuori sempre pulito come un bimbo dopo il bagnetto. E allora mi domando: ma in Italia il problema è davvero Berlusconi che scappa dalla giustizia, oppure – come è più probabile – è il contrario, e cioè la giustizia (o certa giustizia) che perseguita Berlusconi? La domanda non è retorica. E’ una domanda che ha la sua ragione, perché ha il sapore dell’incredibile quello che sta accadendo a questo imprenditore milanese che si è dato alla politica per impedire che l’Italia cadesse in mano al comunismo strisciante che tuttoggi ancora vive e prolifica negli angoli bui delle menti di chi si vanta di essere democratico e persino liberale, ma in concreto è tutto l’opposto. Da quando nel 1994 è sceso in campo, a seguito della tabula rasa che fece “Mani Pulite” dell’allora panorama politico italiano (guarda caso!) a destra del PCI, Berlusconi – fino ad allora un imprenditore stimato e apprezzato sia a destra che a manca – è improvvisamente diventato tutto il peggio dell’Italia: un imprenditore senza scrupoli, un corrotto, un corruttore, un mafioso, un satiro, un puttaniere e chissà cos’altro, laddove – nella verità dei fatti – egli è semplicemente un personaggio scomodo, l’imponderabile X che ha “solo” rotto le uova nel paniere a chi già si immaginava di governare l’Italia per i prossimi cinquant’anni con comodità e senza opposizione, facendo del nostro paese una nazione senza scorza, un’ammucchiata di interessi politico-bancari-sindacali dove la democrazia sarebbe stata solo nominale e il potere sarebbe andato in mano a un manipolo di oligarchi, magari con qualche coop rossa di contorno e uno stuolo di magistrati come milizia scelta a salvaguardia del potere conquistato e dello status quo.
Non è andata così, ed ecco che da quindici anni, da quel 1994, il copione è sempre lo stesso: Berlusconi ottiene il consenso democratico del popolo, e gli oligarchi, i poteri forti e occulti, sguinzagliano i loro cani da guerra alla ricerca di oscuri passati, di corruzioni improbabili o di nottate perverse con donnine compiacenti e prezzolate. Non c’è tregua, e laddove le prove non esistono, le si costruisce, le si pesca da un passato lontano e difficilmente riscontrabile, da pentiti mafiosi che nulla hanno da perdere ma molto da guadagnare in privilegi e libertà, le si immagina attraverso ipotesi, ricostruzioni, forzature e suggestioni che prontamente vengono fatte risaltare ed esaltate in certi giornaletti mistificanti di parte avversa. Insomma, Berlusconi è un nemico che deve essere abbattuto in qualsiasi modo, perché è l’unico ostacolo tra loro e il potere.
E nel mezzo stiamo noi, il popolo italiano, martellato e distratto da vicende che sono ben lontane dai nostri problemi quotidiani. A sentire i comprimari della politica di sinistra, la colpa è sempre di Berlusconi che accentra le attenzioni tutte su di sé e mette in secondo piano i problemi italiani. In verità, non credo che sia lui ad accentrare l’attenzione su di sé. Non credo affatto che a qualcuno piaccia essere accusato di mafia o di essere il mandante occulto di una strage mafiosa. Non credo che ognuno di noi, in senno, vorrebbe mai essere messo al centro dell’attenzione per simili nefandezze. E allora? Allora non è Berlusconi che vuole distrarre la gente dai problemi del paese, bensì sono sempre i soliti oligarchi, i soliti poteri occulti a desiderare questo. Sono loro che vogliono che il centrodestra, la maggioranza, non si occupi dei problemi del paese, ma dei problemi di Berlusconi, affinché poi possano puntare il dito contro chi ha ottenuto un legittimo consenso elettorale e dire che non stà combinando nulla e che è lì solo per risolvere i problemi giudiziari del premier… i suoi.
Un circolo vizioso dunque, una strategia della tensione, del discredito politico e della destabilizzazione che non ha nulla da invidiare a quella stragista degli anni di piombo. Una guerra che va avanti da quindici anni, fatta di accuse più o meno velate, fatta di (centinaia di) indagini e processi giudiziari più o meno forzati il cui esito è sempre stata l’assoluzione, fatta di scoop giornalistici infondati e spesso (troppo spesso!) mistificanti e politicamente forzati. E tutto a fronte di un’azione politica berlusconiana che è andata nella direzione opposta ai presunti vantaggi alle organizzazioni mafiose, con l’inasprimento del carcere duro per i boss, con le confische dei loro beni e con una lotta serrata alle organizzazioni criminali che ha ben pochi precedenti nella storia del nostro paese e che potrebbero alla fine giustificare proprio le sconcertanti rivelazioni dei presunti pentiti, perché – è bene dire – che non è affatto escluso che sia proprio la criminalità organizzata oggi a volersi vendicare di Berlusconi e delle sue misure legislative, pilotando certe rivelazioni o forzandone l’interpretazione. I pentiti infatti possono essere un’arma formidabile per scardinare e sbaragliare la mafia, ma sono sempre un’arma a doppio taglio da maneggiare con estrema cura.
D’altro canto, non sfugge neanche un’altra considerazione, e cioè che le vicende di Berlusconi nelle (quasi) inedite vesti de Il Padrino diventano tutto a un tratto d’attualità, in ragione del dibattito politico sulla riforma della giustizia e l’introduzione del processo breve. E’ davvero sconcertante come in Italia a fronte di certe proposte legislative emergono puntualmente indagini, scandali, sospetti e attenzioni particolari nei confronti della persona del premier. A volte penso che la politica italiana sia cadenzata da un grosso orologio che scocca le sue ore solo quando accadono certi fatti o vengono fatte determinate proposte. Sembra davvero che dietro le nostre vicende politiche ci sia un regista, un personaggio dal volto oscuro che preme i bottoni giusti al momento giusto e mai a favore di chi ha ottenuto il consenso del popolo, ma sempre a favore delle solite caste, dei soliti poteri… dei soliti partiti e delle solite forze politiche. E a volte penso che alla fine il voto nella cabina elettorale non sia più sufficiente per garantirsi contro queste intrusioni antidemocratiche. Perché nel momento in cui si verificano certi scontri istituzionali, nel momento in cui un potere istituzionale come quello giudiziario s’intromette pesantemente nell’attività legislativa di un paese, ritenendo che certe proposte legislative sono un attacco alla magistratura, be’ allora il dubbio diventa legittimo. Se in una nazione viene messa in discussione l’autorità del potere legislativo e il fatto che esso appartiene al popolo che lo esercita attraverso i suoi rappresentanti al Parlamento, allora è chiaro che il voto, l’unico potere concreto che ha il singolo cittadino, è solo un atto formale senza alcuna sostanza. Se un altro potere, che non ha alcun diretto consenso del popolo sovrano, può influenzare pesantemente fino a screditare il potere legislativo che è invece espressione di quel popolo sovrano, allora siamo alla frutta della democrazia. In un paese dove la separazione dei poteri è fondamentale per un’ordinata vita democratica, il potere giudiziario non deve avere diritto di critica nei confronti dei provvedimenti del potere legislativo (soprattutto per quelli che lo riguardano direttamente). I cittadini sono gli unici deputati singolarmente ad avere questo diritto, perché sono i cittadini in quanto tali e non in quanto rappresentanti o espressione di un potere istituzionale e costituzionale, a designare chi dovrà legiferare e come o per cosa deve legiferare. In Italia invece si dà maggiore peso alle critiche e alle “ribellioni” di un potere anziché alla volontà ultima dei cittadini, i quali sono gli unici giudici della condotta giusta o sbagliata del potere legislativo.
Credo che nel nostro paese le cose non stiano andando bene. Si respira un’aria pesante e la frustrazione è palpabile. Finché non si accetteranno gli esiti elettorali, i responsi delle urne, l’Italia sarà sempre una nazione in tumulto dove l’avversario politico è scambiato per il nemico e i suoi provvedimenti come atti sempre contro (0 a favore di) qualcuno, e mai a vantaggio della (sola) collettività.
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