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Aveva ragione Pasolini: i figli dei proletari sono i poliziotti. Gli altri sono figli di papà che giocano

16 dicembre 2010 | Giustizia, Politica | Permalink

Davanti allo scempio della «calata dei barbari» sulla capitale, il titolo assume un significato eloquente. Si potrebbe persino dire che al confronto il «sacco di Roma» fu un incontro tra amici. Davanti a certi animaleschi comportamenti, contrabbandati per «protesta», non vi possono essere giustificazioni che tengano. Non vi può essere altro che la condanna per gli arroganti che sovvertono la quotidianità pacifica delle persone, che mettono a soqquadro una città, che danneggiano, infischiandosene del bene pubblico, che bruciano e dileggiano, perché tanto pagheremo tutti. E solo per polemizzare arbitrariamente (e sovente ignorantemente) su proposte politiche che altro non possono che significare il progresso per la nostra istruzione, distrutta e vilipesa dalla sotto-cultura comunista.
Chiaramente, c’è profonda amarezza per quanto è accaduto a Roma in questi giorni. Se qualcuno aveva dubbi su come la sinistra (estrema o non estrema) intenda la libertà e il diritto di manifestare, oggi ha l’ennesima conferma della teoria più volte prospettata da chi fieramente non si considera parte di un’area politica mistificante: la sinistra non è (e mai sarà) democratica. Nel suo DNA esistono due tare genetiche incurabili. La prima codifica l’infinita arroganza che i sinistri ostentano quando parlano della loro superiorità culturale e morale, e della loro visione del mondo, l’unica vera e giusta; la seconda codifica la profonda ignoranza ideologica che alimenta il loro agire nella società e la loro supponenza intellettuale. Entrambi hanno provocato danni laddove sono state applicate; e certo non da oggi, ma da sempre. Del resto, la storia è piena di fulgidi esempi che comprovano i danni sociali provocati dalla sinistra: dalle dittature comuniste (piaghe che ancora oggi opprimono interi popoli), fino alla completa castrazione politico-sociale di tutte quelle società con aspirazioni liberali e democratiche. L’Italia ovviamente appartiene a quest’ultima categoria, tanto che si potrebbe persino affermare che se anche siamo stati fortunati per non aver conosciuto la dittatura comunista che i «compagni» volevano instaurare nel nostro paese, non lo siamo stati abbastanza dal vedere messo fuorilegge il comunismo e tutti i suoi derivati politici.
Se questo è vero, la sopravvivenza nella nostra società della cultura comunista viene confermata come altamente perniciosa e deleteria. Oggi ne abbiamo avuto la controprova a Roma, come ieri l’abbiamo avuta a Genova. Violenza, distruzione, barbarie e criminalità. E questo perché? Per una riforma che renderà l’Università italiana un po’ più seria? O magari per pregiudizio ideologico nei confronti di un Governo che non è gradito a un’insignificante minoranza di intolleranti marxisti-leninisti mezzi ignoranti e poppanti? O forse solo per il gusto di rompere quello che pagheranno gli altri? Oppure perché è mortalmente noioso tenere il proprio culo incollato sulla sedia per studiare? O peggio, magari perché è «figo» protestare rabbiosamente con i bastoni e le pale, mentre mamma e papà ti regalano l’Iphone quattro e la settimana bianca a Cortina?
A ben vedere i delinquenti che hanno distrutto mezza Roma in questi giorni non possono essere i proletari, i disoccupati e quelli che non hanno uno stipendio sicuro da portare a casa. Questi, quasi certamente, erano da qualche altra parte a guadagnarsi la pagnotta; perché loro non possono permettersi di perdere intere giornate a vagare come cani rabbiosi, con l’obiettivo di distruggere tutto ciò che gli capita a tiro. Non possono e forse neanche vogliono. Le loro famiglie hanno bisogno di calore e cibo, e i bimbi di un pezzo di pane e non di un padre o un fratello dietro le sbarre a ripetere slogan tratti da Il Manifesto Comunista di Marx.
D’altro canto, come i proletari (quelli veri), nei giorni della violenza, si guadagnavano la pagnotta anche le forze dell’ordine che cercavano di contenere i barbari del ventunesimo secolo. Quelle forze che, puntualmente, dalla sinistra politica e giornalistica, sono state messe alla berlina e condannate perché hanno fatto i loro «sporco» lavoro: proteggerci e proteggere il bene pubblico dalla violenza degli invasati ideologici. A leggere certi giornalacci, i veri criminali sono proprio loro: i poliziotti, i carabinieri e la guardia di finanza, rei di non stendere tappeti di fiori profumati sul cammino dei barbari!
Che dire ancora? In verità tutto e nulla. Ma credo che mi fermerò qui. Non intendo infatti «sprecarmi» sulla polemica degli infiltrati, rivelatasi poi una bufala della stampa faziosa per «giustificare» le barbarie sulla capitale. Sappiamo tutti – perché i giornali l’hanno svelato – che il tizio a volto coperto (vedi foto), additato come un sospetto infiltrato della polizia per creare disordini, è in realtà un minorenne con precedenti penali, figlio (guarda caso) di un ex di autonomia operaia degli anni ‘70, appartenente ai collettivi della sinistra estrema. E dunque perché riproporre ancora una volta una storia che la cronaca ci offre ciclicamente sempre identica a se stessa e con il medesimo finale? Credo sia del tutto inutile…

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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