Se l’UNHCR, anziché occuparsi di respingimenti più che legittimi, si occupasse meglio delle vere violazioni dei diritti umani e politici di altre popolazioni, oppresse da sanguinarie dittature militari, probabilmente oggi il mondo sarebbe un po’ differente. Ma come è ben noto, è più facile fare la voce grossa con chi sai che ti ascolta e che si comporta comunque civilmente, anziché con coloro che ridono e se ne fregano dei tuoi rimproveri e te lo dimostrano trucidando persone e imprigionando chi la pensa diversamente da loro.
Verrebbe da dire: questa è l’ONU. Un apparato buonista internazionale improntato al politicamente corretto solo quando trattasi di dittature e assolutismi, ma feroce e rigida quando ha a che fare con democrazie che esercitano un legittimo potere nazionale.
Tornando al nodo di questo articolo, il titolo è eloquente: Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione birmana, che lotta ormai da vent’anni per liberare il suo popolo dalla feroce repressione della giunta militare di stampo comunista, verrà processata oggi e rischia una condanna a cinque anni di reclusione. Motivo? Be’, perché durante gli arresti domiciliari (che durano ormai da un decennio), un americano, eludendo le forze di vigilanza, è riuscito a penetrare nella sua dimora. Chi sia questo americano non si è ben capito. Alcuni parlano di un giornalista, altri di un mormone fuori di testa, altri ancora…. be’… potete immaginarlo se avete visto i film di James Bond.
Sta di fatto che la leader dell’opposizione si proclama innocente. E in verità, l’innocenza di Aung non è assolutamente messa in discussione né da questo episodio né dal resto. I colpevoli sono solo i feroci dittatori che hanno messo in ginocchio la Birmania e violano costantemente i diritti umani del popolo birmano e impediscono che questo paese diventi un paese libero e democratico. Tanto lo impediscono che hanno – appunto – imprigionato la più importante leader, confinandola nella sua casa e hanno trucidato migliaia di monaci buddisti che hanno manifestato qualche mese fa sulle strade della capitale.
Ovviamente l’ONU e l’occidente stanno zitti o quasi. E’ meglio occuparsi dei respingimenti italiani e di Israele, anziché della Birmania seviziata. Anche perché la giunta militare che opprime questa nazione è sostenuta da un membro permanente dell’organizzazione mondiale: la Cina, che certamente non è un campione del rispetto dei diritti umani. Così ecco che ogni giorno si consuma il dramma di milioni di individui costretti a vivere nel terrore e nel controllo assoluto. Ogni parola, ogni frase viene controllata e censurata; ogni libertà viene abolita e repressa con il carcere… o peggio, con l’omicidio.
Tornando a Aung San, la donna, ristabilitasi dai problemi fisici, oggi viene processata in un carcere di massima sicurezza. Se in un paese democratico, i giudizi sono pubblici, in Birmania diventano un affare segreto di Stato. Imponenti i mezzi di protezione: militari, barriere, filo spinato e chi più ne ha più ne metta. Il motivo è chiaro: il processo probabilmente sarà sommario e avrà una finalità esclusivamente politica. Mettere in ginocchio l’opposizione democratica e tagliarle definitivamente la testa. Un bell’affare!, non c’è che dire. Mi chiedo cosa stia facendo Obama oggi, a parte esultare per la partita di pallone della figlia…
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