E’ impressionante (e sconfortante) leggere i moti di esultanza per l’introduzione anche nel nostro paese della RU486, la cosidetta pillola abortiva, che permette di abortire senza sostenere un’operazione chirurgica. E’ chiaro infatti che questa nuovo strumento di morte (perché altro non è), incentiverà ancor più la pratica dell’aborto, certamente ora molto più semplice e sbrigativo rispetto a quello tradizionale.
Qualcuno parla di vittoria delle donne e di libertà delle stesse. Mi chiedo davvero che libertà possa esserci nella decisione di sopprimere una vita che viene al mondo. Sicuramente una libertà egoistica. Questo sì. Perché l’aborto, salvo non abbia funzioni terapeutiche o la gestante sia troppo giovane, risponde solo all’egoismo di quelle donne che non vogliono avere fastidi, impegni e responsabilità. Così ecco che oggi basta una semplice pillola, da mandar giù con un po’ d’acqua, per risolvere l’inghippo. Naturalmente senza chiedere il consenso a nessuno. Ancora una volta, bisogna ricordare che la legge 194 attribuisce piena libertà alla donna di decidere sulla gravidanza. L’eventuale opinione contraria del partner, del marito e del padre del nascituro, non ha assolutamente alcun valore legale.
Si parla di passo avanti, ma non è certo inopportuno insistere sui cento passi indietro che questo ultimo provvedimento ha prodotto nel progresso della nostra civiltà. Non è un caso che il mondo moderno pare esser stato stregato dal principio della morte, come simbolo di libertà. Ma finché la morte che si vuole è la propria, be’ allora certamente si può anche parlare di libertà: del resto che ognuno faccia quel che meglio crede della propria esistenza. I suicidi c’erano ieri, ci sono oggi e ci saranno anche domani. Impedirli o vietarli è come impedire che il sole sorga ogni giorno.
D’altra parte però, una cosa è la libertà di scegliersi la morte, altra è la presunta libertà di imporre la morte ad altri esseri viventi, sia che siano malati, sia che siano nascituri. E’ il caso di Eluana, che ricordiamo è morta non certo per volere suo, ma per volere di altri. Ed è il caso delle centinaia di nascituri morti perché le loro madri non li volevano, in quanto costituivano un intralcio alla loro vita, alla loro carriera, o perché – peggio – erano fonte di imbarazzo per il loro buon nome. Questa non è certo libertà, quanto piuttosto egoismo allo stato puro. E’ l’essenza stessa di una civiltà votata all’autodistruzione e all’autoestinzione, all’esaltazione della morte come simbolo ultimo di emancipazione.
La Chiesa naturalmente si è opposta all’introduzione della RU486, e minaccia scomunica. Ovviamente, dal suo punto di vista, ha perfettamente ragione. Uno Stato socialmente progredito dovrebbe avere a cuore la vita e non la morte. Non si tratta di discutere della libertà dell’individuo o delle personali convinzioni di coscienza dei cittadini. La vita non è un’opione morale. E’ un bene assoluto che deve essere sempre protetto e tutelato. Ed è indubbio che ciò non avviene e non è mai avvenuto. Del resto, in Italia, come nel resto del mondo, quello che spesso si dimentica è che esiste anche la libertà e il diritto alla vita di chi al mondo ci sta venendo. Diritto che qualcuno deve pur proteggere, quando tale protezione non scaturisce dall’amore materno, o perché quest’amore non esiste, ovvero perché è facilmente represso da altre esigenze più superficiali ed egoistiche…
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jack
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