Il delirio peggiore nella società moderna è credere che stare dalla parte della giustizia e della verità implichi la legittimazione delle azioni criminali di chi a questa società si ribella o crede di ribellarsi; è credere che chi distrugge e vilipendia una città, sia legittimato a farlo solo (?) perché è l’unico modo per far sentire la sua voce. Ebbene, questo delirio è ben presente ed è massimizzato in certe trasmissioni televisive le quali – pur di sparare sul loro nemico politico – non esitano a fomentare questa legittimazione, chiamandola «libertà di opinione». Ma che libertà può esserci – mi chiedo – davanti a un programma televisivo e al suo conduttore che faziosamente e arbitrariamente ridicolizzano un Ministro della Difesa ospite della trasmissione e difendono le tesi di studentelli che non hanno capito un bel nulla di Università e istruzione, essendo solo le patetiche pedine dei soliti poteri forti che non vogliono alcuna riforma, perché a loro sta bene un’Italia di ignoranti ideologicizzati figli della peggiore rivoluzione culturale italiana: quella del ’68?
Eppure ad Annozero è accaduto. Ma sul fatto che sia accaduto non c’è da meravigliarsi. È piuttosto impressionante vedere come la criminalità diventi «eroismo» nel momento in cui distrugge e violenta per protestare sulla base di un puro pregiudizio ideologico. È impressionante percepire il diffuso giustificazionismo che certi benpensanti televisivi e politici da strapazzo danno alla volgare criminalità che ha umiliato il nostro paese in questi giorni, demolendo tutto: vetrine, negozi, automobili, marciapiedi, segnaletiche e onore delle forze dell’ordine. È patetico ed è persino preoccupante sentire qualche «studente» che afferma che «la violenza ci sta» quando i politici non ascoltano. A questo studente rispondo che questa considerazione la facevano anche i terroristi, quando compivano i loro attentati. E poi mi domando: chi dovrebbero ascoltare? Due sbarbatelli che non sanno nulla della vita, che non hanno mai letto uno straccio di libro e che sono solo le marionette della sinistra estrema e dei poteri forti che opprimono questo paese da decenni?
Ma per carità! È del tutto inutile che si tenti di rivoltare la frittata, di percorrere la strada della giustificazione. Non c’è alcuna giustificazione alla violenza. Non c’è, soprattutto quando non c’è la ragione. Quando quello che è stato fatto è stato perpetrato non in un contesto di sana protesta contro un provvedimento considerato oggettivamente «ingiusto», ma solo per la volgare voglia di distruggere, di dar sfogo a una rabbia insana, di alimentare il fuoco dell’odio e del livore contro un Governo democraticamente eletto dai cittadini, sull’onda del propagandismo comunista che ancora pervicacemente persiste come una malefica gramigna nella nostra società.
Il vero è che dobbiamo smetterla con la difesa dei figli annoiati di papà. Di giovani priva di valori e di etica, che non ha altro da fare nella vita se non lagnarsi e andare a distruggere gli arredi urbani, contrabbandando queste azioni criminali e violente per espressione di libertà di pensiero o di (ed è pure paradossale!) democrazia e tolleranza. E poi c’è pure qualcuno che ha l’insano coraggio di dire che l’intollerante è il Ministro La Russa («Lei è figlio di una cultura intollerante»)! E allora figli di chi sono coloro che si comportano da barbari e che per far sentire la loro voce distruggono e si comportano in modo violento? Figli di Gandhi?
Ridicoli! Ridicoli e pure pericolosi. In verità, La Russa ad Annozero è stato un vero gentiluomo democratico. Egli ha semplicemente detto delle cose condivisibili che la faziosità ideologica e l’intolleranza (quella vera) dei suoi interlocutori ha impedito di cogliere: la difesa dei facinorosi e delle loro azioni criminali è semplice e pura «apologia di reato» i-d-e-o-l-o-g-i-c-a. È fomentare e giustificare condotte antidemocratiche che non possono essere validate in alcun modo, poiché non corrispondono all’esigenza di un qualsivoglia popolo di ribellarsi al potere autoritario e violento (manco se vivessimo in uno Stato totalitario!). E se qualcuno vuole farci credere il contrario, è perché è interessato a che si creda questo contrario. Ed è indubbio che questo interesse si riassume in un un’unica locuzione: egemonia culturale e sociale; egemonia che fa capo a un padronato politico e sociale di stampo sinistroide e sindacalista estremo che da sempre opprime la nostra istruzione, demolendola dall’interno e facendola diventare il terreno di coltura di idee violente e criminali. Del resto, negli anni ‘70, il brigatismo terroristico dove ha trovato maggiore attecchimento e il proprio fondamento teorico?
Non possiamo permetterci un’altra stagione di violenza «giustificata» (o paragiustificata: «sono solo compagni che sbagliano»), dove rischiano di morire persone innocenti e dove paradossalmente i criminali (che è la cosa più assurda!) sono i poliziotti che fanno i loro sacrosanto dovere, e che per questo dovrebbero essere difesi sempre e ovunque dagli insulsi attacchi mediatici e giornalistici della stampa comunistoide. Non possiamo permetterci nulla di questo. Ecco perché è necessario che in nessun modo si giustifichino azioni che nulla hanno a che fare con il legittimo dissenso democratico, avendo piuttosto un fondamento puramente criminale e antisociale.
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