Benedetto direttore che non sei antiberlusconiano, guarda te, cosa ti combinano! Non te ne fanno passare una che si dice una. E così mentre la Berlinguer può fare quel che (più o meno giustamente) ritiene meglio per il Tg3, lui, il Minzo, direttore del Tg1, deve fare solo quello che gli dice il giudice. Tanto che – per una contravvenzione (inottemperanza di una sentenza del giudice) – persino la Guardia di Finanza gli manda il PM. Manco si trattasse di chissà quale grave delitto.
Siamo all’assurdo. È noto infatti il principio di autonomia dei direttori delle testate giornalistiche in ordine alla scelta della linea editoriale (soprattutto in una Tv pubblica) e di chi deve essere mandato davanti al maledetto video a leggere le notizie, ed è noto che il Minzolini è tutto fuorché antiberlusconiano. Egli non è infatti quello che si dice avvezzo a martellare l’utente con le indagini contro il Premier, ed è (forse) l’unico direttore che mantiene uno spirito critico nei confronti di certe indagini giudiziarie, di certi accanimenti e di certa informazione, il cui unico scopo non è tanto informare quanto disinformare ideologicamente e politicamente il cittadino. Proprio per questo è il più odiato dei direttori: non si conforma all’antiberlusconismo militante. Non è di sinistra (o almeno non lo è nei termini che vorrebbero i sinistri). Non dà risalto – in stile Repubblica – alle indagini su Tarantini, Berlusoni, Bertolaso e compagnia varia, e magari «pecca» di rendere notizie le indagini su Penati e altri signori della sinistra, rompendo l’incantesimo della verginità morale del globo rosso.
Davvero un cattivo direttore questo Minzo, che «osa» mettere in dubbio l’ortodossia informativa di matrice leninista e che non si schiera contro il «potere» costituito, incarnato dall’uomo nero Berlusconi. Ancor più un cattivo direttore poi, perché ha osato (al passato) proporre un bel ricambio generazionale alla lettura del Tg1, facendo spazio ai giovani, anziché riproporre sempre i soliti busti decennali. I quali se la sono davvero legata al dito (la Ferrario), tanto che sono ricorsi al giudice per essere reintegrati nel posto che spetta loro (secondo loro) di diritto (alla faccia del «facciamo largo ai giovani» sul quale tutti sono d’accordo, basta che non tocchi la loro carriera), fino all’estremo – per mancata ottemperanza dell’ordine di reintegrazione – della denuncia penale e della conseguente ispezione della Guardia di Finanza nella redazione del Tg1.
Insomma, ‘sto Minzo è proprio da mandare a casa, secondo la sinistra, perché rovina la festa dell’Unità permanente negli studi del Tg1. Magari sarebbe pure da cancellare dall’albo dei giornalisti, perché troppo libero di non essere antiberlusconiano, e forse persino troppo libero di essere l’opposto. Perché è così che funziona l’informazione italiana: o sei antiberlusconiano, e dunque hai la certificazione D.O.P. di giornalista libero ed emancipato (la tessera di un qualsiasi partito sinistro è un di più non necessario, ma gradito); altrimenti sei solo il «servo» del padrone, il leccapiedi, quello che legge le notizie sotto dettatura e fa spot elettorali per lui. Insomma, una marionetta berlusconiana che non merita nemmeno di scrivere gli annunci mortuari, figurarsi dirigere un Tg del servizio pubblico!
Fonte: Libero News
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