Abbiamo un nuovo scrittore del giallo e dell’intrigo e non lo sapevamo. Ciancimino Junior è un vero asso nel tessere oscure trame che coinvolgono Berlusconi e l’ex ormai Forza Italia, e a renderli complici entrambi della mafia; o meglio – se dobbiamo tagliare il capello in quattro – oggetti di un accordo tra Stato e Mafia.
Un racconto, il suo – sebbene a puntate e con lacune e contraddizioni evidenti – davvero avvincente e ricco di colpi di scena che neanche Battisti, dal suo esilio brasileiro e sotto l’ala protettrice di Lula e Genro, con i suoi libri noir, riuscirebbe a immaginare.
Ma Ciancimino J. sì. Lui, nonostante la giovane età, conosce tutto della mafia e dei rapporti tra criminalità organizzata e Stato; sa bene quali legami esistevano tra il boss Provenzano e il padre e quelli che invece legavano il primo al solito Dell’Utri e al sempre presente Berlusconi (il quale fra poco – vedrete – sarà additato come responsabile anche della strage di Ustica). Ed è curioso vedere come la favella e i ricordi, al buon junior, gli siano riaffiorati alla memoria giusto giusto qualche annetto fa, e cioè nel 2007. Invece che parlare davanti a una giudice, avesse parlato davanti a un editore, probabilmente oggi il suo libro avrebbe sgretolato il record di Dan Brown, il quale al suo confronto è un pivellino.
Ciancimino ha le idee davvero chiare sui fatti e sulle accuse mosse al colonello Mori e di riflesso a Berlusconi e Dell’Utri. La mafia? Ma naturalmente voleva l’immunità per Provenzano e una tv di Silvio. Per garantirsi quest’ultima avrebbe – tramite un pizzinno – minacciato il rapimento del figlio del premier, perché, come afferma Ciancimino, il “documento, insieme all’immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un’unica trattativa che andava avanti da anni [una sorta di accordo dopo le stragi del '92, nda]. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell’accordo.“
Non mi dilungo sul resto che potete leggere sui vari giornali e che per quanto mi riguarda lascia il tempo che trova, tanto da farmi domandare come sia tuttora possibile che ci sia (ancora) qualcuno che presti ascolto a questa persona e alle sue presunte “rivelazioni”. La nascita di Forza Italia e del centrodestra? Mica grande partecipazione democratica, mica grande adesione di popolo per contrastare il neocomunismo che già pensava di avere le mani nel potere. Macché! La mafia. Quella stessa mafia che si vorrebbe imparentare alla più grande rivoluzione democratica di questo paese senza la quale oggi a governarci ci sarebbero Prodi o D’Alema, o D’Alema o Prodi; o forse, in ossequio all’alternanza democratica, Bersani o D’Alema, oppure D’Alema o Bersani.
Dinanzi a tutte queste eresie, appare assai lucida la posizione di Angelino Alfano quando afferma che “il governo Berlusconi ha fatto con le proprie leggi esattamente il contrario di quello che prevede il famigerato Papello. La mafia non teme dibattiti e convegni, ma teme confische e carcere duro e noi abbiamo fatto la guerra alla mafia tenendo proprio come rotta quella delle confische e del rafforzamento del 41-bis, tant’è vero che il modello-Italia è diventato d’esempio per i paesi del G8.”
Questa è la migliore risposta che può essere data a personaggi come Ciancimino o ai mafiosi che dal carcere probabilmente ora godono contro coloro che hanno inasprito e aggravato le loro pene fisiche e patrimoniali.
8 febbraio 2010
Abbiamo un nuovo scrittore noir: Ciancimino J.





















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