Leggiucchiando il mio giornale preferito, mi ritrovo un bell’articolo sul panglish…
La domanda, lubranescamente, sorge spontanea: che significa questa parola? Be’, a prima vista si potrebbe pensare a un english del Panda, il che francamente potrebbe sembrare una presa in giro.
In realtà, il panglish è un neologismo coniato per fare riferimento al cosidetto inglese “bastardo” o contaminato da altre lingue, il quale viene parlato soprattutto da orientali, arabi e africani con evidenti difficoltà di pronuncia di alcune parole inglesi e con una scarsa formazione linguistica e grammaticale. Così capita che the venga pronuciato come ze, them come zem, friend come frien. Peraltro, la esse della terza persona scompare: es. he talks viene scritto he talk.
Qualcuno parla di semplificazione della lingua anglossassone che porterà la stessa allo stesso processo di trasformazione che ebbe a suo tempo il latino, il quale – ben sappiamo – scomparve definitivamente con la nascita dei volgarismi che poi hanno dato vita alle lingue neolatine (italiano, francese e spagnolo in primis).
Quel che è certo è che la lingua inglese… o meglio il panglish, diventerà quasi sicuramente la lingua universale dell’intero pianeta. Se infatti già oggi l’inglese viene parlato da circa 350 milioni di persone come prima lingua e da circa due miliardi di persone nella versione panglish, probabilmente, fra qualche secoluccio, non avrà più nulla a che vedere con l’affascinante lingua di Shakespeare o di Dickens, nonostante permetterà all’umanità di superare definitivamente la sciagura della Torre di Babele di biblica memoria.
Nell’attesa, direi di tenerci stretti l’italiano…









0 Commenti • Commenta anche tu!
Nessun Commento ancora. Vuoi essere il primo?